Fondo Ansaldo

n. 73.000 pezzi circa (1893-1993)

Il fondo fotografico Ansaldo, prodotto dalla Gio. Ansaldo & C., dalla W.G. Ansaldo Armstrong & C. e successivamente dalla Ansaldo S.A. nel periodo 1893-1993, è stato acquisito dalla Fondazione Ansaldo in fasi diverse tra il 1979 e il 2000 tramite cessione da parte della società Ansaldo. Il fondo consta di 73.000 pezzi circa e comprende diverse tipologie di supporti: positivi fotografici, negativi su pellicola e lastra di vetro ai sali d’argento, album fotografici.  Le fotografie illustrano l’attività produttiva svolta da Ansaldo e dalle società controllate nei settori della cantieristica navale, elettromeccanica, meccanica e siderurgia, i prodotti industriali e l’organizzazione del lavoro negli stabilimenti. Sono documentati inoltre momenti rilevanti della storia nazionale, aspetti urbanistici e trasformazione del territorio, eventi aziendali, attività ricreative e dopolavoro, manifestazioni politiche e sindacali. Il fondo si presenta nel suo complesso in buono stato di conservazione.
Si tratta in maggior parte di negativi su lastra di vetro ai sali d’argento e in minor parte su pellicola, che si presentano nel complesso in buono stato di conservazione. Il materiale, in formato originale e digitale, è conservato presso la Fototeca di Fondazione Ansaldo, e disponibile alla consultazione da parte del pubblico previa richiesta di appuntamento.
L’Ansaldo ha legato il suo nome alla storia della navalmeccanica, della cantieristica, della siderurgia e dell’elettromeccanica italiane in centoquarant’anni di trasformazioni societarie, concentrazioni industriali e finanziarie le più varie. Durante una prima fase che va dalla fondazione nel 1853 agli anni Novanta dell’Ottocento, la società in accomandita semplice Gio. Ansaldo & C., frutto della collaborazione di esponenti di punta del mondo economico genovese quali Giovanni Ansaldo, Raffaele Rubattino, Giacomo Filippo Penco, Carlo Bombrini, e orientata alla costruzione e alla riparazione di materiale ferroviario, si trasforma in una organizzazione industriale che impiega circa 10.000 dipendenti, distribuiti in sette stabilimenti, la cui attività si rivolge al settore ferroviario, cantieristico e ad altre produzioni meccaniche.
Al nome di Ferdinando Maria Perrone e dei suoi figli, Mario e Pio, è legata la seconda fase, che corrisponde all’incirca al primo ventennio del XX secolo. Perseguendo l’obiettivo di completa autonomia produttiva sia nel campo siderurgico sia in quello degli armamenti, attraverso un intenso processo di integrazione verticale e grazie alla congiuntura bellica, l’Ansaldo dei Perrone arriva ad impiegare nel 1918 ben 80.000 addetti, distribuiti in diverse decine di stabilimenti e società controllate, e a disporre di un capitale sociale cresciuto nel giro di quattro anni (1914 - 1918) da 30 a 500 milioni di lire.

Negli anni seguenti, tuttavia, la crisi finanziaria conseguente agli irrisolti problemi di riconversione postbellica mette a nudo la strutturale debolezza di un complesso industriale che aveva legato le sue sorti, in maniera troppo univoca, alla congiuntura bellica. Segue l’intervento di un consorzio di salvataggio promosso dalla Banca d’Italia, che comporta l’allontanamento dei Perrone (1921) e un drastico ridimensionamento delle strategie e delle strutture dell’impresa.

Nel corso degli anni Venti, pur contrassegnati da una notevole crescita delle produzioni elettromeccaniche, maturano le premesse per ulteriori difficoltà, che richiederanno il passaggio di questa impresa sotto il controllo dell’Istituto Industriale per la Ricostruzione Industriale. L’IRI, appunto, e il riarmo, restituiranno all’Ansaldo un respiro ed un impulso all’altezza delle grandi trasformazioni allora in atto a livello internazionale nel mondo industriale. Figura di punta di una profonda ridefinizione strutturale-organizzativa è l’ing. Agostino Rocca, amministratore delegato della società dal 1935 alla fine della guerra. La notevole crescita tecnico-produttiva e occupazionale legata alle commesse belliche (22.000 dipendenti del 1939 salgono a 35.000 nel 1943) riproporrà tuttavia alla fine del conflitto nuovi e gravi problemi di riconversione, la cui gestione verrà affidata dall’IRI alla società finanziaria Finmeccanica, costituita nel 1948.

Altri riaggiustamenti di struttura si dovranno ancora registrare nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta tanto che nel 1966, con il trasferimento delle attività navali all’Italcantieri di Trieste, il nome Ansaldo cesserà, dopo un secolo, di essere collegato alle attività cantieristiche. A partire dal 1966, attraverso un complesso processo di riassetto dell’impresa, si perverrà nel 1980 alla costituzione del principale gruppo termoelettro-meccanico italiano e nel 1993 alla sua incorporazione nella Finmeccanica SpA.

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